L'ascesa meteorica: una breve storia dei tacchi alti
Dalle steppe alla corte: l'epopea del tacco
I tacchi alti, simboli di potere e seduzione, affondano le loro radici nelle steppe e nelle dune orientali. Indossati dai cavalieri mongoli e persiani già nel XII secolo, garantivano stabilità nelle staffe, consentendo un controllo assoluto dei loro destrieri durante le cavalcate più impegnative. Il loro arrivo in Europa segnò l'inizio di un'ascesa fulminea, trasformando il tacco in un simbolo di status e autorità.
Elevare il proprio rango: una questione di altezza
Ergersi al di sopra della massa, letteralmente, divenne un segno di distinzione. Sebbene possedere un cavallo fosse già un segno esteriore di ricchezza, indossare tacchi alti mentre si cavalcava elevava lo status sociale. Il tacco, come un totem, conferiva un'aura di potere e prestigio, e continuò a essere associato a queste qualità nel corso della storia.
La prova dello stile: tra grazia e pericolo
Gli uomini, tuttavia, impararono molto presto il prezzo del sacrificio alla moda… Nella battaglia di Sempach del 1386, i cavalieri austriaci che volevano smontare per continuare il combattimento rimasero paralizzati dalla lunghezza eccessiva delle loro scarpe di ferro appuntite, che dovettero essere accorciate dagli armaioli…
La corte e la città: il tallone si allarga
Dall'inizio del XVI secolo, uomini e donne adottarono i tacchi, non solo per cavalcare ma anche per la vita pubblica. Caterina de' Medici, indossando tacchi alti 5,5 centimetri al suo matrimonio, diede inizio a una tendenza che avrebbe segnato la storia della moda. Maria Tudor, per compensare la sua bassa statura, sfoggiò i tacchi più alti possibili, seguita presto da tutta l'aristocrazia europea. I tacchi alti ebbero un grande successo e divennero sinonimo di privilegio.
Il regno del tacco: tra sfarzo ed eccesso
Il XVII secolo vide l'apogeo del tacco. Nicolas Lestage, maestro calzolaio di Luigi XIV, creò tacchi alti dai 10 ai 12 centimetri, decorati con scene di battaglia. Questi "tacchi Luigi" divennero l'oggetto del desiderio di tutti, con le dame che gareggiavano per raffinatezza e altezza. Luigi XIV, geloso del suo status, decretò che solo i nobili potessero indossare tacchi rossi e che nessuno potesse superare la propria altezza.
Feticismo dei piedi: tra erotismo e potere
Il XVIII secolo fu caratterizzato da un vero e proprio feticismo per i piedi, che si rifletteva sia nella moda che nella letteratura. I tacchi divennero più sottili, lunghi e appuntiti, sia per gli uomini che per le donne. Madame de Pompadour rese popolare il tacco stretto, che oggi porta il suo nome. Romanzieri come Restif de la Bretonne erotizzarono il piede finemente arcuato e il tacco delicatamente curvo. Il tacco, come il corsetto, scolpiva il corpo, conferendogli un aspetto aristocratico e desiderabile. Questa trasformazione del corpo fu, infatti, la ragione per cui in Inghilterra e nel Nuovo Mondo vennero emanate diverse leggi che punivano l'uso dei tacchi alti da parte delle donne che cercavano di sedurre gli uomini con l'obiettivo di sposarsi.
Rivoluzione e modernità: la fine di un'era
La Rivoluzione francese pose fine all'egemonia della nobiltà e dei suoi simboli, tra cui i tacchi alti. La moda francese si semplificò e, poiché era ancora la più seguita, lo stesso accadde in tutta Europa.
A metà del XIX secolo, gli uomini avevano smesso di indossare i tacchi alti. Oltre agli sconvolgimenti socio-politici della Rivoluzione Francese, i miglioramenti nelle carrozze e l'avvento delle ferrovie eliminarono la necessità di stivali progettati principalmente per cavalcare. I tacchi divennero quindi prerogativa delle donne.








