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Cronaca della scarpa come simbolo sociale

Dall'antico Egitto alle corti reali: un simbolo di distinzione

Nelle sabbie dell'Egitto, nei templi della Grecia e nei palazzi di Roma, le scarpe erano ben più di un semplice accessorio. Erano appannaggio dell'élite, un segno distintivo inconfondibile. Gli schiavi scalzi potevano solo ammirare i sandali dei loro padroni, simboli di potere e privilegio.

Questa gerarchia, inscritta nell'oggetto, si è mantenuta attraverso i secoli e i continenti e si è espressa nei diversi attributi che componevano le scarpe, dai tacchi rossi della corte di Luigi XIV agli stivali con la zeppa dei mandarini cinesi, passando per i mocassini ricamati dei capi irochesi.

Altezze spettacolari

L'altezza, tuttavia, divenne l'attributo supremo, il linguaggio universale del rango sociale. In tutto il mondo, le scarpe elevate elevavano chi le indossava al di sopra della massa, conferendogli un'aura di potere e prestigio.

Le chopine, particolarmente in voga in Italia e Spagna tra la fine del XV e l'inizio del XVII secolo, trasformavano le donne dell'alta società in figure gigantesche, che necessitavano dell'assistenza dei servitori per muoversi.

In Cina, durante la dinastia Qing (1644-1911), le donne manciù di alto rango indossavano scarpe con un tacco centrale che conferiva loro un'andatura molto caratteristica, mentre gli uomini indossavano scarpe con la zeppa.

In Giappone, i geta, inizialmente semplici zoccoli di legno, vennero adornati con sontuose decorazioni tra i membri della nobiltà e raggiunsero livelli prodigiosi durante il periodo Edo (1603-1868).

Nell'India del XIX secolo, i paduka, sandali d'argento ornati da un bottone, erano tra i doni offerti alle spose con uno scopo cerimoniale: distinguere la giovane ragazza elevandola al di sopra delle altre, in modo che potesse essere individuata e ammirata tra la folla.

Un passo verso il prestigio

La scarpa è anche una cronaca della storia sociale; è un'espressione della nostra identità, del nostro status, delle nostre aspirazioni.